
I beni culturali si riferiscono a opere d’arte, monumenti, siti archeologici, edifici storici e altre risorse fisiche che hanno un significato culturale e storico. Questi beni sono tangibili e possono essere fisicamente conservati e protetti.
Esempi:
I beni culturali sono fondamentali per la conservazione della storia e dell’identità di una comunità. Funzionano come simboli culturali e attraggono turisti, favorendo l’economia locale.
Su questa base ci sono per esempio molte voci di finanziamento all’interno del PNRR.
Il capitale culturale invece si riferisce a un insieme di risorse immateriali, che includono conoscenze, competenze, valori, norme e pratiche culturali. È ciò che individui o gruppi possiedono in termini di esperienza e know-how culturale, che può influenzare le loro opportunità sociali ed economiche.
Tre matrici del capitale culturale:
Tangibilità vs. Intangibilità:
Conservazione vs. Trasmissione:
Ruolo nella società:
In sintesi, mentre i beni culturali rappresentano la storia e l’arte in forma fisica, il capitale culturale racchiude i valori, le norme e le pratiche che modellano la società e le sue dinamiche. Entrambi sono essenziali per comprendere la cultura e l’identità di una comunità, e si influenzano reciprocamente: un ricco patrimonio di beni culturali può alimentare il capitale culturale di una società e viceversa.
Questo aspetto è fondamentale, perchè per esempio se osserviamo un monumento, ma non ne capiamo l’ispirazione, il finanziamento, ed il contesto, la società che lo ha generato ha perso.
Mi è capitato spesso di entrare in aziende ed enti locali che volevano attuare una strategia comunicativa, che si fermavano alla tecnica comunicativa, senza riflettere sull’identità del loro lavoro, del territorio, del prodotto. Questo perchè il loro capitale culturale non era considerato.
Il capitale culturale è il responsabile dell’impatto sociale di qualsiasi attività.
Riflettere su questo, ci permette di prevedere crisi aziendali, la nascita di diseguaglianze in un territorio, o di mancanza comunicativa.
Il non misurare questo asset è un rischio, è quella variabile che può fare decollare o collassare una azienda, un territorio, un associazione.
Ci sono imprese che hanno un valore economico limitato, ma un capitale culturale che impatta sull’intera economia o su economie locali o economie di settore.
Pensate ora alla vostra attività imprenditoriale, istituzionale, lavorativa quanto valore genera.
Le società benefit per esempio sono in parte ispirate da questo concetto.
Le Università nascono con questa ispirazione, da un concetto di mecenatismo, da non confondere con il concetto di filantropia odierno, volto alla valorizzazione del capitale culturale.
Dalla misurazione e dalla consapevolezza del capitale culturale parte il dialogo ad intra ed ad extra di un attore sociale.
Il Mediterraneo è il territorio più ricco di capitale culturale.
Nel titolo mi sono domandato se il Libano può essere un laboratorio vincente per l’applicazione dell’Economi Civile, o comunque ispirato dall’economia civile, e dalla messa a terra di un piano per la sostenibilità.
Il Libano ha una particolarità, possiede un capitale culturale, apparentemente differente, ma che nella sua valorizzazione vede la chiave di una stabilità di crescita importante.
In Libano coesistono tre religioni diverse, con derive differenti, ed una storia che dalle radici fenice li ha visti fiorire e crescere. Il Libano è un contaminatore del Mediterraneo.
Questa osservazione è ben cosciente delle dinamiche geopolitiche di tre livelli che determinano la situazione attuale del Libano. Ma ciò non toglie che in una dinamica di stabilizzazione l’applicazione e la valorizzazione dei concetti economici alla base dell’Economia civile non possano essere il modello per la crescita dell’intera area mediterranea.
Dal Libano passa il futuro dell’intero Mediterraneo.
Sul Libano sarà dedicato il prossimo articolo.
“Matteo Redenti” – Fondatore e Presidente del Mediterranean Forum of Local Governments and Business